28 GIORNI DOPO

Londra, giorni nostri. Cosa diavolo mi è successo? Il pony express Jim (Cillian Murphy) si sveglia, solo, dal coma nell'ospedale, vuoto, in cui non sapeva nemmeno di essere entrato.

Esce in strada senza incontrare esseri umani. Vivi. Una città deserta e spettrale.
Possibile che siano spariti tutti?

Si unisce a tre spaesati viandanti, la farmacista nera Selena (Naomie Harris), il barbuto Frank (Brendan Gleeson) e sua figlia Hannah (Megan Burns).
Per le vie deserte gira solo un'umanità condannata a vivere in uno stato di perenne furia omicida, pura rabbia.
La triste realtà è che sono dei sopravvissuti ad un virus e tutto è stato originato da un blitz durante il quale un gruppo di animalisti (peggio dei pacifinti, con le verità in tasca, sciolte o a pacchetti) si era introdotto in un laboratorio dove alcuni scimpanzè vengono sottoposti alla visione forzata di immagini violente (un pò come noi con i nostri tg).

Il ricercatore che studia le cavie aveva avvertito gli attivisti che gli animali erano affetti da un virus sconosciuto e pericoloso. Malgrado ciò, i membri del commando decisero di liberare gli animali, da cui vengono immediatamente attaccati.

E sono passati 28 giorni.
Per sfuggire ai contagiati al trio non resta che dirigersi in taxi verso una base militare oltre Manchester, dove i soldati del cinico maggiore West (Christopher Ecclestone) sono già pronti a svuotare l'arsenale sulla folla.
L'uomo civilizzato è la belva peggiore?
Si salvi chi può.

Pellicola sospesa tra horror e genere survivor questo film diretto dal regista inglese Danny Boyle, bravissimo, in un ottimo inizio, a mostrare una bellissima e allucinante Londra spopolata, molto meno convincente quando tenta di collegare il virus da laboratorio alle paure odierne.
Dopo il godibile preludio, per lo meno sibillino, che riesce a trasmettere allo spettatore un inquietante senso di solitudine e desolazione si passa a scoprire, di volta in volta, una pastoia di punti poco chiari, una serie di luoghi comuni e di botte di spavento dettate solo da un sonoro male assemblato. Insomma una seconda parte più routinaria.
Ma c'è comunque un bel senso del ritmo, interpreti funzionali alla narrazionee qualche azzeccata soluzione di montaggio.
E qualche brivido è assicurato, oltre che sangue a secchi.

Da dimenticare il farneticante finale con gli uomini in divisa più pericolosi dei mostri!


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