Sua Eccellenza si fermò a mangiare

Roma, 1927. Si nasconde il ladro Totò (Totò) appena entra nella stanza Ernesto (Ugo Tognazzi) per telefonare, davanti alla comprensiva amante Lauretta (Lauretta Masiero), alla moglie Silvia (Virna Lisi).

Credimi, non t'ho tradito, sono alla stazione con un vecchio amico, il dottor Biagio Tanzanella, nientemeno che medico personale di Benito Mussolini, in realtà il primo notte letto sul giornale: così il fedifrago tranquillizza la sospettosa moglie.

Totò prende la palla al balzo per racimolare un po' di soldi e il giorno seguente lo sfrontato mariuolo si presenta a casa dell'adultero spacciandosi per il famoso Tanzanella.
Ernesto è costretto a stare al gioco davanti all'ansiosa metà e all'invadente suocera, la contessa Clara Bernabei (Lia Zoppelli).In cambio del silenzio chiede diecimila lire, ma poi rimane coinvolto dalla sua stessa finzione e finisce a un pranzo di gala con un illustre ministro (Raimondo Vianello), riverito ospite dei suoceri di Ernesto, nonché corteggiatore dell'amante di Tognazzi che tutti credono la moglie di Tanzanella...

Nella confusione generale Totò spera di rubare un prezioso servizio di posate d'oro cesellato da Benvenuto Cellini, che alla fine gli viene regalato. Che cosa non si farebbe per il medico curante di Mussolini!



Uno spunto stuzzicante, un soggetto pruriginoso, un ambiente circoscritto che ben si presta ai mille spassosi equivoci e scambi di persona della pochade.
Nella frenetica girandola di situazioni irresistibilmente assurde Tognazzi e Vianello non sfigurano al cospetto del Principe, anche stavolta con la P maiuscola.

Il film, che conclude lo straordinario sodalizio tra Totò e Mario Mattòli (ben sedici film), è tutto qui, con in più un tocco di innocua satira del fascismo.

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