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L'ULTIMO CRODINO

Bassa Val di Susa, Italia. Giampaolo Pesce (Enzo Iacchetti), Pes per gli amici del paesello, operaio in una acciaieria è separato, con una figlia che ama e una moglie a cui deve passare gli alimenti. Ha molti debiti. Con mezzo mondo.

Ha un amico, anche lui con il suo bravo soprannome: Crodino, perchè patito della bevanda Campari (Ricky Tognazzi), che ha una bella moglie, Patrizia (Serena Autieri) ed è tormentato dalla gelosia. Ha un sogno. Biologico.

Ed è proprio lui ha convincere, durante le soste al Bar Italia, il Pes a mettersi in società per realizzare un allevamento biologico che gli permetta di dimostrare le proprie capacità imprenditoriali.

Purtroppo però l'impresa fallisce a causa di una moria di polli (si scoprirà poi a causa della diossina sotterrata nel terreno).
Ora i due si trovano accomunati anche dal bisogno di denaro.

A Crodino viene allora un'idea: perché non rubare la bara che contiene i resti mortali di Enrico Cuccia, grande manovratore della finanza italiana, eterno (ma non immortale, pare) presidente di Mediobanca, e chiedere un riscatto?

Dopo qualche incertezza Pes si decide: ci sta.

Ma non tutto andrà per il verso giusto tra errori fessi (come telefonare a un omonimo di Cuccia junior o lasciare impronte ovunque) e litigi tra bischeri.

E per i nostri squattrinati poco organizzati arriverà la Benemerita.

Diretto da Umberto Spinazzola, in stile commedia all'italiana, L'ULTIMO CRODINO, che si apre con le vere immagini della sfinge Enrico Cuccia, il grande vecchio della finanza italiana, rievoca, con tratto lieve, ironico e carico di pietà, un fatto di cronaca: il tentativo di estorsione ai danni della famiglia da parte di due criminali da strapazzo che ne trafugarono la bara dal cimitero di Meina, in provincia di Novara, scopo ricatto (marzo del 2001).

Intento lodevole quello di percorrere una strada poco battuta, con una storia di poveracci nel ricco Nord, in cui il fallimento acquista i connotati di colpa sociale

Quando tutti i quotidiani riportarono la notizia del trafugamento della salma di Enrico Cuccia in pochissimo tempo cominciarono ad intrecciarsi le ipotesi più fantasiose. Si arrivò addirittura a pensare alle sette sataniche o a misteriosi documenti chiusi nella bara. Nulla di tutto ciò.
Si trattava di due ricattatori improvvisati, organizzati come Stanlio ed Olio, incapaci di far del male a chicchessia (per questo scelsero un cadavere) e alla spasmodica ricerca di una svolta nella vita.

La coppia Tognazzi/Iacchetti offre una buona prova (Iachetti versione drammatica è convincente) con toni che gradualmente vanno dall'ironico al drammatico, umanissimi e divertenti.
Il domino di errori che costruiscono nel loro tentativo di estorsione li fa protagonisti di un copione, come suddetto, da commedia all'italiana: infatti malgrado l'amarissimo sfondo, come la bevanda da cui prende titolo, il film è allegria, è simpatia, è fantasia.

Un film leggero e frizzante. Un difetto: scomodare il sociale con la diossina e il No-Tav. Non sono come l'arancia. Nel Crodino.

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