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ANALISI FINALE

San Francisco. Il fatto che sia un tenebroso psicanalista non salva il dottor Isaac Barr (Richard Gere) dal non capirci un acca riguardo alle turbe della bionda e palesemente confusa Diana (Uma Thurman).

Per vederci più chiaro convoca sul lettino l'avvenente sorella della paziente, l'altrettanto bionda Heather (Kim Basinger), innamorandosene seduta (analitica) stante e con la voglia di passare dal lettino al lettone.

Sicchè quando la signora, affetta da ebbrezza patologica, ammazza il marito faccendiere, grazie alla deposizione dello strizzacervelli stracotto se la cava con qualche mese in clinica, quasi come in un'aula di tribunale italiano.

Un sogno rivelatore farà capire all'ingenuo discepolo di Freud di essere rimasto vittima di un complotto macchinato dalle due attraenti sorelle.

E il traguardo è una grossa eredità.

Elettrizzante thriller (il primo film che ha la parola “analisi” nel titolo), realizzato intorno al tema del doppio (molti personaggi non sono quello che inizialmente appaiono con identità sovrapposte) che è pesantemente in debito (a partire dal luogo di svolgimento e dal tema centrale) con il cinema di Alfred Hitchcock ma che è girato con una certa perizia e con numerosi colpi si scena che assicurano uno spettacolo godibile, diabolicamente intricato anche se eccessivamente diluito.

Stilisticamente impeccabile, centrifuga passione e suspance, macchiavello ed erotismo, puntando inevitabilmente tanto sulla sensualità dei tre protagonisti, il supersexy Richard Gere, l'acqua cheta Uma Thurman e la bomba bionda Kim Basinger.

Peccato che nella scena di nudo ci sia soltanto una (ottima) controfigura.

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