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LA PRIMA COSA BELLA

Livorno, 1971. E' cacciata di casa con i due bambini, dal gelosissimo marito carabiniere l'ingenua Anna (Micaela Ramazzotti), complice l'inattesa elezione estiva a Miss dei Bagni Pancaldi.

Ha tirato su faticosamente i ragazzi, concedendosi a qualche spasimante in un misto di candore e bisogno più che per reale propensione alla zoccolaggine.

Sono passati quarant'anni e ora che la madre (Stefania Sandrelli), malata terminale ricoverata alle cure paliative, sta morendo, la figlia spigliata con famiglia Valeria (Claudi Pandolfi) corre a Milano per avvertire il fratello Bruno (Valerio Mastandrea).

Questi è insegnante di italiano in un istituto alberghiero di Milano, infelice, si addormenta al parco, fa uso di droghe e prova senza riuscirci a lasciare una fidanzata troppo entusiasta. Lontano da Livorno, città natale, sopravvive ai ricordi di un'infanzia romanzesca e alla bellezza ingombrante di quella madre estroversa.

La sorella gli piomba addosso fermamente decisa a riconciliare il fratello col passato e col genitore. Riesce a convincere Bruno a seguirla a Livorno e in un lungo viaggio a ritroso nel tempo. Le stazioni della sua “passione” rievocano la vita e le imprese di Anna, madre esuberante e bellissima, moglie di un padre possessivo e scostante, croce e delizia degli uomini a cui si accompagna senza concedersi come le apparenza e le male lingue di una città di provincia affermano.
Domestica, segretaria, ragioniera, figurante senza mai successo, Anna passa attraverso il mare grosso della vita col sorriso e l'intenzione di essere soltanto la migliore delle mamme.

A un giro di valzer dalla morte, sposerà “chi la conosceva bene” e accorderà Bruno alla vita. E l'uomo che da piccolo soffrì in silenzio per la mamma tanto amata, cercherà di allietarle gli ultimi giorni.

LA PRIMA COSA BELLA è una spiritosa e toccante commedia in agrodolce (non si fa in tempo a ridere che bisogna piangere e non si fa in tempo a piangere che bisogna ridere) del regista livornese Paolo Virzì che, archiviata la Roma dei call center e della solidarietà zero (TUTTA LA VITA DAVANTI), torna in provincia facendo abilmente convivere umorismo e commozione in un affettuoso amarcord, un pieno di sentimenti ma senza sentimentalismi.

Nel riuscito ping pong tra anni settanta e oggi, indietro nel tempo e al centro del film c'è allora una mamma, l'affettuosa e “disponibile” Anna di Micaela Ramazzotti, sedotta dalle persone e dagli avvenimenti ma trattenuta e contenuta dall'amore filiale.
La prima cosa bella nel film di Virzì è proprio il personaggio di Anna, una bellezza provinciale che tutti vorrebbero per sè, perché trabocca di dolcezza e disponibilità, e che invece non fa altro che subire bastonate ed umiliazioni, e che nonostante tutto continua con amorosa ed ingenua allegria a cercare di proteggere i suoi due piccoli figli Bruno e Valeria anche nei momenti più penosi, cantando con loro le liete canzoncine pop di quegli anni difficili.
Dotata di un'autenticità insolita e una femminilità impropria in un mondo di persone “normali”, Anna è insieme amata e invisa al figlio, che ripudia il candore scandaloso della madre e trova rifugio senza pace nella fuga.





Rientrato suo malgrado nella vita di provincia come un adolescente dopo l'ennesima evasione, Bruno indaga un'unità difficile da trovare dentro i silenzi e il dolore compresso. La famiglia rappresenta allora il cuore della commedia, condita con robuste iniezioni di popolarità e ghiotte cadenze toscane, dentro il quale ci tuffa e si tuffa il figlio dolente di Mastandrea, incontrando i fantasmi del passato e contrattando il proprio posto nel mondo.

Nel tutto spiccano gli eccellenti protagonisti che danno forma a una felice ma scriteriata forma di famiglia, il depresso Valerio Mastandrea, la fragile (in apparenza) Micaela Ramazzotti, l'amorevole Claudia Pandolfi e su tutti Stefania Sandrelli, struggente simbolo della voglia di vivere.



2 commenti:

Cinlarella ha detto...

Vedo che alla fine sei stato di parola e l'hai visto! Sono contenta ti sia piaciuto. Ciao

solo film ha detto...

Siamo uuomini di parola.