Fuga di mezzanotte

Istanbul, 1970. Il giovane americano Bill Hayes (Brad Davis) è in vacanza con la sua ragazza in Turchia.
In maniera abbastanza ingenua compra da un tassista due chili di hashish, con l'intento di portarli negli Stati Uniti.

Tenta di passare i controlli all'aeroporto nascondendolo con del nastro adesivo sotto la camicia. Riuscirà a passare i primi controlli, ma quando ormai sembra fatta, in una ulteriore ed inattesa ispezione davanti l'aereo, viene arrestato e sbattuto dentro senza tanti complimenti.
In altre parole si è appena aggiudicato un biglietto per l'inferno.

Viene subito processato e condannato a 4 anni di carcere, da scontare a Sagmalcilar, non esattamente un cinque stelle resort. Il consumo della droga è in continua espansione e in Turchia vogliono dare un segnale forte alla lotta alla droga, con delle punizioni esemplari. Durante il periodo di detenzione Bill viene picchiato brutalmente e stuprato dalle guardie penitenziarie, che sembrano essere peggio dei reclusi.

L’inferno però sembra non aver fine per Bill, mancano infatti solamente 53 giorni al termine della sua pena il pubblico ministero impugna la sentenza e il povero ragazzo si ritrova con altri 26 anni sul groppone.

Torturato, umiliato e demoralizzato, Bill perde ogni speranza di poter uscire dal carcere. Il suo non è un caso isolato, i compagni di cella non se la passano meglio di lui.
L'occasione per filarsela via arriva inaspettata, dopo l'ennesimo tentativo di stupro da parte del capo delle guardie.

Aspro dramma carcerario di Alan Parker, tratto da un terrificante fatto di cronaca (raccontato dallo stesso Hayes e William Hoffer nel libro "Midnight Express"), accaduto in Turchia 40 anni fa.
Dopo un primo tempo in cui la sobrietà è pari all'efficacia, il film si trasforma in uno spettacolo sensazionale, sgradevole ai limiti della sopportazione e in certi momenti addirittura sconvolgente.


Oscar alla sceneggiatura di Oliver Stone insieme alle musiche di Giorgio Moroder.

Post scriptum per i garantisti "sinistri" in servizio permanente effettivo: sicuramente è meglio una cella italiana che una prigione così.

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