SERPICO

New York. Il giovane italo americano Frank Serpico (Al Pacino) ha sempre sognato di fare il poliziotto. Finalmente è arruolato, ma non riesce ad integrarsi: è malvisto perchè un pò hippy, capellone, e passi, ma la cosa peggiore è che onesto, mentre gli altri sono tutti corrotti.

Chi si fida di un piedipiatti che rifiuta le bustarelle, gli chiedono con aria sempre più sfottente gli agenti dalle tasche gonfie. Odiato, ghettizzato, minacciato da tutti i colleghi come dai suoi superiori coinvolti nelle sue denuncie e dai quali ottiene soltanto promesse e trasferimenti, può contare solamente sulle proprie forze per portare a conclusione la sua crociata per la giustizia e, magari, salvare la pelle.

Fino alla missione giusta per toglierselo definitivamente dai piedi. Trasferito alla narcotici, durante un’irruzione in un appartamento per arrestare degli spacciatori di droga, viene incastrato tra la porta di ingresso dai criminali che sono in casa, nonostante invochi disperatamente aiuto i suoi colleghi di squadra attendono qualche istante di troppo per intervenire. I malviventi sparano ferendolo. La pallottola gli trapassa la guancia ma, fortunatamente, senza gravi conseguenze.

Riuscirà a denunciare la corruzione nella polizia in una conferenza stampa nazionale ma sarà costretto ad abbandonare New York e, per evitare possibili ritorsioni, a rifugiarsi in Svizzera (dove, il vero Serpico, ancora vive).
SERPICO

Poliziesco cupo e coinvolgente, diretto da Sidney Lumet e con l'appassionata e spettacolare interpretazione di un giovane Al Pacino (Oscar sfiorato) nel ruolo ispirato, con probabile parte romanzata, alla storia vera del poliziotto italoamericano Frank “Paco” Serpico (il quale desiderava essere presente alle riprese ma Lumet preferì che il suo interprete principale non venisse influenzato dalla sua presenza) e all’omonimo romanzo di Peter Maas, che si impone all’attenzione del pubblico dalle prime scene e che stupisce come con il passare degli anni riesca a non perdere nulla della sua forza narrativa.

La regia semplice e ritmica ha la capacità di incollare lo spettatore al suo posto. Lontanissimo dai cliché del genere, Sidney Lumet denuncia con forza la diffusa corruzione che regna nell'ambiente di polizia sollevando il problema sull’integrità morale dei poliziotti.
Al Pacino è sbalorditivo nella costruzione del personaggio che cresce e cambia nel corso del film e che rimarrà una delle sue interpretazioni più grandi, tanto più che per meglio rendere nella parte, e non usare quelli posticci, si fece crescere barba e capelli così che le scene furono girate tutte in ordine inverso, dall’ultima alla prima, per mostrare, a chi lo guarda, la reale progressiva crescita della barba e dei capelli che venivano spuntati, ogni volta che il copione lo prevedeva, fino ad arrivare alle scene iniziali dove è sbarbato e con i capelli corti.

Infine suggestiva l'ambientazione in una New York lacera: vista dal basso la “grande mela” ha molti vermi.

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