FINE PENA MAI

Tonio Perrone (Claudio Santamaria) è un giovane salentino irrequieto, pieno di quella che spesso viene equivocata per voglia di vivere ma è solo spinta autodistruttiva, che posizionata in una di quelle terre del sud italico si trasforma in illusione travolgente (nella vertiginosa e fittizia ascesa e affermazione para-sociale) e disillusione cocente (nella caduta rovinosa nella polvere).

Adepto della vita spericolata, nella sua esistenza fatta di droga, sballo ed auto belle e veloci, l'unica costante è la conturbante Daniela (Valentina Cervi), la fidanzata dai tempi dell'università, la stessa con la quale guarda il mare, amoreggia e sogna.

Poco a poco Tonio diventa un piccolo boss, con moglie e figlio a carico, entrando nel giro dello spaccio e del gioco d'azzardo come capo di una piccola banda di malviventi suoi coetanei, tra cui spicca lo spietato e risoluto Gianfranco.

Poi la strada presenta le sue buche e le cose si complicano (tra droga e pallottole dei carabinieri qualcuno dei suoi si perde per strada): la scalata è arrestata dalla polizia.

Trovandosi dietro le sbarre ha bisogno, per sopravvivere, di "appartenere" a qualche "Famiglia". Accetta così di affiliarsi alla Sacra Corona Unita, la mafia pugliese, messa in piedi anche per contrastare la Camorra; troppo tardi si rende conto che i suoi nuovi complici, boss e malavitosi più grandi e con curriculum estremamente più, come dire, "ricchi", è gente brutale e spietata.

Per fortuna, e purtroppo per lui, l'organizzazione verrà presto travolta dalla reazione decisa dello Stato.

Il tutto è raccontato dal carcere, dove il boss Antonio Perrone, dissociato non pentito, sconta l'ergastolo.

Traendo ispirazione dal libro "Vista d'interni", scritto proprio in carcere, messo nero su bianco durante i primi 15 anni di isolamento in regime carcerario di 41 bis, l'intenzione della coppia di registi (che vengono dall'esperienza documentaristica del gruppo Fluid Video Crew) Davide Barletti e Lorenzo Conte era quella di parlare della "quarta mafia", la Sacra Corona Unita (poco raccontata dai media) e di farlo senza la solita fascinazione per il crimine.

Il titolo è un riferimento ai 49 anni (insomma un para-ergastolo) di reclusione a cui è stato condannato il suo protagonista ed alla certezza di dover vivere con il rimorso di non aver mantenuto la promessa fatta alla moglie Daniela ed al figlio Alessio: non lasciarli mai soli.

I registi, malgrado il magro budget, dimostrano di conoscere bene i canoni stilistici del cinema che ha raccontato la criminalità (QUEI BRAVI RAGAZZI, ad esempio, a cui si richiama nel delineare la figura dei due criminali psicopatici che affiancano Tonio) adattandoli alla saga salentina di un giovane boss ambizioso.

Valentina Cervi, presente a seno nudo come nella pellicola di Spike Lee, è semplicemente deliziosa, nella sua trasformazione da moglie in ambasce, in una Bonnie a mano armata per poi terminare in una dark lady dal caschetto nero alla Cleopatra.

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