Un turco napoletano

Sorrento, primi del novecento. Il gelosissimo don Pasquale (Carlo Campanini), per vegliare sulla virtù della moglie Giulietta, della figlia Lisetta (Isa Barzizza) e di una prosperosa fantesca, si fa raccomandare dall'onorevole Coccheletti un turco eunuco.

Ma lo scaltro napoletanissimo guaglione Felice Sciosciammocca (Totò), evaso dal carcere con il compagno Faina (Aldo Giuffrè), si sbarazza facilmente della sciocca voce bianca e si presenta al suo posto, sorprendendosi non poco quando l'ignaro padrone di casa gli splanca la camera da letto delle sue donne.

E l'affare si complica allorchè giunge il deputato con al fianco l'amante Angelica, sfacciatamente spacciata per la moglie.

Spassosa, coloratissima farsa in costume di Mario Mattoli, che fa parte delle tre farse posciadistiche di Eduardo Scarpetta che Totò ha portato sullo schermo, circondato da un gruppo di bravi caratteristi napoletani, facendo leva su doppi sensi divertentissimi, sull'impareggiabile mimica e sugli irresistibili nonsense di Totò.
C'è una memorabile scena in carcere dove, condannato a morte senza saperlo, Totò scambia il becchino per un sarto. Commedia dell'arte a 18 carati.
Regia, scene e costumi omogenei senza gravi cadute di gusto per un mare di risate.


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