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IL RITORNO DEI MORTI VIVENTI

Usa. In una anonima cittadina del Kentucky, Louisville, esiste un magazzino di forniture mediche di proprietà di un certo Burt, che è vicino ad un'impresa di pompe funebri, adiacente al cimitero. Insomma quello che si dice un quartiere allegro.

Uno degli impegati della ditta, Frank, ansioso di mostrare tutti gli articoli giacenti in magazzino al suo nuovo giovane aiutante Freddie, fa vedere a questi degli strani contenitori, dei bidoni, ermeticamente chiusi appartenenti all'Esercito americano, nei quali giacciono da vari anni degli zombi (i soliti esperimenti di quei cattivoni dei militari). I due inavvertitamente li urtano liberando gas tossici che entrano nel circuito di ricircolo dell'aria, risvegliando un cadavere e le stesse mostruose creature.

Una volta ripresisi dal gas avvertono il titolare Burt della nuova situazione e, una volta giunto in azienda, Burt, Frank e Freddie alle prese con il primo zombi tentano di neutralizzarlo facendolo a pezzi. Si, ma come liberarsi dei resti?

Idea, l'imbalsamatore ha un funzionale forno crematorio. Proprio quello che ci serve.

Distrutto i miseri resti però il fumo scatena una violenta pioggia che cade nel vicino cimitero della Resurrezione, dove c'erano anche la ragazza e gli amici di Freddie che, per ingannare l'attesa, non avevano trovato di meglio da fare che divertirsi nel camposanto, risvegliando tutti i cadaveri che diventano così in equal misura pericolosissimi zombi intelligenti ed assetati di carne fresca, umana possibilmente. E la mattanza ha inizio..... con infermieri e poliziotti accorsi in aiuto che vengono massacrati dagli zombi sempre agguerriti e famelici.

Solo quel numero dell'esercito segnato sui bidoni potrà salvarci, ma il piano d'emergenza prevede nientemeno che la bomba atomica.

Il regista Dan o’Bannon, giovane sceneggiatore al suo esordio alla regia, decide di dare una sua personale chiave di lettura al filone degli zombie-movie, inaugurato da Romero nel lontano 1968 con il cult "La notte dei morti viventi" e proseguito con altri due capitoli che davano l’idea abbastanza chiara della visione cupa, nichilista e post-apocalittica della filosofia Romeriana.

O’Bannon invece rispolvera lo black humour di certi fumetti, vi aggiunge fumettosi ed eccessivi effetti speciali (che a guardarli oggi fanno sorridere) all’insegna dello splatter, a ritmo di (cattivo) rock, confezionando un divertente mix di generi, un film scanzonato e superficiale con un guizzo inventivo nel finale, barcamenandosi continuamente tra l'horror e la risata.
L’iconografia classica del genere c’è tutta, con l’aggiunta di un’atmosfera tipica dei B-movie fanta-horror di quegli anni, che ancora oggi funziona perfettamente.

Da segnalare un godibile e danzereccio strip integrale su una tomba dell’allora reginetta dell’horror Linnea Quigley.

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