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TUTTA LA VITA DAVANTI

Roma. Nell'editoria e nel mondo accademico ci sono soltanto porte chiuse (in faccia!) per la giovane siciliana trapiantata nella capitale Marta (Isabella Ragonese), neolaureata con lode, abbraccio accademico e pubblicazione della tesi in filosofia teoretica.

Si ritrova così ad essere "scelta" come baby-sitter della svagata e fragile ragazza madre Sonia (Micaela Ramazzotti), madre della piccola Lara, da cui trova anche alloggio. È proprio questa "Marilyn di borgata" a introdurla nel call center della Multiple Italia, azienda americana specializzata nella vendita a domicilio di un apparecchio farlocco di depurazione dell'acqua apparentemente miracoloso, diretta dal piacione Claudio (Massimo Ghini).

Sotto lo sguardo vigile dell'esaltata capotelefonista Daniela (Sabrina Ferilli) inizia il viaggio di Marta in un mondo alieno, quello dei tanti giovani, carini e "precariamente occupati" italiani: in una periferia romana spaventosamente deserta e avveniristica, isolata dal resto del mondo come un reality, la Multiple si rivela pian piano al suo sguardo ingenuo come una sorta di mostro che fagocita i giovani lavoratori, illudendoli con premi e incoraggiamenti (sms motivazionali quotidiani della capo-reparto kapò), training da villaggio vacanze (coreografie di gruppo per "iniziare bene la giornata") per poi punirli con eliminazioni alla Grande fratello.

Lei può fare strada, in quel stracompetitivo mondo, sorridente e spaventoso, solo riuscendo a fissare gli appuntamenti giusti, con qualsiasi mezzo.
Con il dubbio: meglio il candido ma evanescente sindacalista Giorgio Conforti (Valerio Mastandrea) o l'invasato e fragile venditore Lucio2 (Elio Germano)?

TUTTA LA VITA DAVANTI è una graffiante e amara, quasi perfida, favola nera con la patina di commedia sociale del regista Paolo Virzì, un terribile viaggio nel precariato,in un mondo sorridente e spaventato, con il plagio che si trasforma in terrorismo psicologico.
Non c'è scampo per nessuno in quanto sia i precari che i loro capi sono accomunati da una stessa ansia per il futuro che si tramuta in folle disperazione.

Prendendo spunto dal libro della blogger sarda Michela Murgia, "Il mondo deve sapere", Virzì esplora con gli occhi della sorprendente interprete, attraverso il viso curioso della semiesordiente Isabella Ragonese, più brava che bella, l'inferno di questo precariato con tutta la vita davanti; e lo fa con lo spirito comico e amaro che da sempre lo contraddistingue. Accentuando stavolta i toni tragicomici e grotteschi il regista toscano dà vita a un'opera corale con un cast da applausi che dà vita a personaggi complessi e sfaccettati, teneri e feroci, comici e tragici a un tempo, ma tutti disperatamente umani e autentici.

Virzì intende mettere a nudo e denunciare una serie fitta di mali nazionali. Anche se non in quest'ordine di importanza, i mali sono: le donne si vestono e si muovono come puttane da strada; gli uomini più rappresentativi si esprimono in un romanesco gutturale e fetido (come Giorgio, appunto); gli studenti di filosofia non si laureano, ma passano armi e bagagli nelle fila dei direttori editoriali e degli sceneggiatori televisivi; i sindacalisti sono perfetti deficienti; le tenutarie di call center restano incinte dei loro capi supremi, ma non disdegnerebbero di farsi anche una laureata in filosofia. E da ultimo,ma non ultima,c'è la questione del precariato, dei giovani che sognano un lavoro che mai si stabilizza.

P.S. A proposito di punti se non alti almeno rilevati, a metà film al sindacalista Giorgio si presenta Sonia tutta nuda. Pudibonda, la signorina si copre il seno. Il resto invece è lasciato in vista, a beneficio dell'audience. Allo stesso scopo la macchina da presa insiste poi sul rilievo (appunto) posteriore della bella Sonia. Insomma, nonostante il titolo, nel film di Virzì c'è vita anche didietro.


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