THE INTERNATIONAL

Berlino. Nemmeno il tempo di dire "Amen" e tira le cuoia per strada l'agente dell'Interpol Tommy Sherman mentre il collega Louis Salinger (Clive Owen) può solo guardare impietrito.
Macchè infarto, è stato avvelenato.
I due agenti newyorchesi indagavano sulle malefatte della IBBC, una megabanca lussemburghese che regge le fila di un commercio mondiale di armi, addirittura coinvolta nel traffico di missili.

Ma perchè il suo presidente, Jonas Skarssen, non si fa trovare?
E chi è quel francese, Andrè Clement, morto in un misterioso incidente d'auto?

La bionda assistente procuratore Eleanor Whitman (Naomi Watts) vuol vederci chiaro e i due seguono le piste di denaro sporco e giungono a Milano dove assistono all'omicidio, nel corso di un comizio, di un aspirante premier, il leader del movimento Futuro Italiano (iniziali FI come Forza Italia, per capirci) Umberto Calvini (Luca Barbareschi). A ogni passo avanti che compie l'inchiesta, le vite dei due protagonisti sono sempre più a rischio.

E la missione sembra davvero impossibile: non sarà facile far emergere le prove del coinvolgimento di una grande banca in imprese delinquenziali e terroristiche che si sviluppano in ogni area del pianeta. Anche perchè molti tramano nell'ombra, a cominciare dall'ex dirigente della Stasi Wilheim Wrexler (Armin Mueller -Stahl).

Eccitante e ben confezionato, pur nella sua totale inverosimiglianza, giallo fantapolitico, diretto con grande senso dello spettacolo, suspance e azione dal regista tedesco Tom Tykwer.
Bisogna dire che sembra difficile appassionarsi ad una storia tanto assurda, che sfiora il ridicolo nell'attentato al ben riconoscibile clone di Silvio Berlusconi.
E non è tutto perchè l'Italia non fa certo una bella figura. Carabinieri inefficienti quando non corrotti, BR prese a pretesto di azioni delittuose organizzate da tutt'altri soggetti, famiglie di nuovi politici non precisamente operanti nella legalità. Insomma un bel quadretto del Belpaese visto da fuori, ma si sa che la stampa "progressista" ha fatto i suoi danni.

Da segnalare la spettacolosa scena in cui viene praticamente distrutto il Museo Guggenheim di New York, con abbondanza di sangue e buchi sui muri, in una spy-story da viaggio, da corsa e da sfilata architettonica. Berlino, Milano, New York, Lione per finire, sgonfiandosi strada facendo, sui tetti di Istanbul, con le loro più rappresentative e moderne costruzioni urbane, fanno da sfondo allo scapicollarsi rabbioso di Salinger, con perenne barbetta di due giorni.

Pur non riuscendo a coinvolgere in pieno e premendo il pedale del fantapolitico, il regista mette il dito in una delle più purulente piaghe della nostra era: l'attività delle banche e quelle internazionali degli affari sporchi, quelle banche armate che maneggiano denaro, mitragliette e potere politico.
Purtroppo non tutto è invenzione.
Negli Anni Settanta la Bank of Credit and Commercial International con base a Karachi risultò essere una centrale di sostegno e finanziamento di una vastissima rete di traffici illegali ivi compreso il sostegno ad attività terroristiche.



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