L'ULTIMO APPELLO

Mississippi (Usa). E' riuscito a far rinviare per ventinove anni la propria esecuzione lo scorbutico Sam Cayall (Gene Hackman) ex membro del Ku Klux Klan, che nel 1967 uccise (senza volerlo) due bambini in un attentato dinamitardo.

Il giovane avvocato Adam Hall (Chris O'Donnell), ora che manca un mese alla sedia elettrica, sceglie di aiutare il nonno razzista, mai incontrato prima, a salvarsi dalla pena di morte e prende in mano il caso: nonno, farò un ultimo appello per farti avere la grazia.

Il vecchio razzista, stranamente, si rifiuta di collaborare, così l'avvocatello si trova costretto a fare tutto da solo cercando prove, interrogando testi, bussando al governatore dello Stato. In una parola cercando la verità visto che man mano scopre che non tutte le responsabilità sono dell'ostinato e abrasivo congiunto.
Perchè allora è tanto reticente a costo della vita?

Dal romanzo (1994) di John Grisham, adattato da William Goldman e Chris Reese, L'ULTIMO APPELLO è un nobile e logorroico dramma giudiziario del regista James Foley, che mischia pena di morte, razzismo e radici dell'odio, in un macchinoso intreccio familiare, senza mai riuscire ad appassionare veramente lo spettatore.
L'obiettivo è mancato: suscitare indignazione per la condanna di morte.

Un appassionante Gene Hackman, perfetto nel suo personaggio più detestabile, stritola il grigio Chris O'Donnell.
Che tristezza rivedere una Faye Dunaway segnata dal passare del tempo, bellissima di un tempo che fu.

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