IL SORPASSO

Roma, Ferragosto. L'esuberante Bruno Cortona (Vittorio Gassman), quarantenne estroverso, edonista, seduttore, facilone, fallito (vive di espedienti), separato dalla moglie, con l'unica figlia di sedici anni Lilli (Catherine Spaak) fidanzata all'anziano industrialotto Bibi (Claudio Gora), incontra casualmente il timido, ben educato, riservato universitario Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant).

Questi, dopo una leggera titubanza (deve studiare), è affascinato dall'irruenza e dalla furia di vivere dell'immatuto quarantenne, e ben volentieri parte per una breve e pazza giornata, per un italianissimo on the road sulla Lancia Aurelia spider «decappottabile e supercompressa» (simbolo del ritrovato benessere del Paese nda) dell'occasionale, freschissimo e già inseparabile amicone.

Le ore passano veloci in un susseguirsi di episodi tragicomici, che danno luogo ad uno svezzamento a presa rapida fino all'epilogo, inatteso e drammatico, posto dietro una tragica curva: la morte dello studente causata dall'incoscienza dell'altro.

IL SORPASSO è un indimenticabile ritratto, frizzante e spregiudicato, dell'euforica Italia del boom, un autentico cult movie della cosiddetta commedia all'italiana, che è il capolavoro di Dino Risi.
La complementarietà dei caratteri dei due protagonisti è un supporto dalle solide basi. La sceneggiatura di Scola, Risi e Maccari è in perfetto equilibrio tra la commedia all'italiana e il dramma sociale, questo appena accennato con alcune allarmanti sequenze disseminate nel film e concluso nell'impietoso finale.

Il cialtronesco Gassman, finalmente libero, come lui stesso ammette, dai vincoli delle caratterizzazioni, dai ghigni classicheggianti, da luogo ad un inimitabile pezzo di bravura, più che mai in versione mattatore.
Distrugge con l'intuizione del superficiale i luoghi comuni che il giovane studente (un eccellente Jean-Louis Trintignant) si era costruito in un'intera vita, sui suoi parenti. Libera lo charme opaco di una zia del suo amico. In ogni spostamento, dalla Roma deserta, quasi metafisica, del mattino di Ferragosto e lungo le strade della Versilia fino alla Costa Azzurra, si gioca la sua dignità e persino la figura di padre. La partita a ping-pong con il "fidanzato" della figlia è al riguardo esemplare.
Davvero da incorniciare quel suo personaggio, cinico e generoso, aggressivo e sbruffone, volgare e malinconico.

Dino Risi, in un film veramente «epocale» (annata 1962), ha intrecciato con la sapienza di una vecchia volpe,la commedia dell'italianità e le perfidie del caso, la comicità e la tragedia, costruendo attorno alla sua coppia mal assortita un pungente spaccato della nuova Italia delle vacanze e della belle macchine, degli elettrodomestici e di una timida libertà sessuale, delle prime «seconde case» e del twist.

Spettacolare la colonna sonora, che unisce in un perfetto medley "Vecchio frac" e "Guarda come dondolo", regalandoci per sempre il profumo di un'epoca.

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