TUTTO SUO PADRE

Roma. Soltanto sul letto di morte Adolfo (Enrico Montesano), pizzaiolo romano ma con una gran voglia di di diventare attore (a tempo perso lavora come comparsa a Cinecittà), apprende dalla madre morente di essere il frutto di una relazione giovanile nientemeno che con Adolf Hitler.

Moderatamente ed inevitabilmente scosso dalla rivelazione, il nostro è ingaggiato da una multinazionale tedesca che vorrebbe restaurare il regime nazista e far rivivere la figura del dittatore.

Ingolosito da un cachet di sessanta milioni (di svalutate lirette ma pur sempre tante nda) e fuorviato da un equivoco (pensa di dover interpretare sulla scena e non nella realtà il personaggio dell'ingombrante defunto) l'attore dilettante parte per la Baviera dove inizia la rieducazione opportuna per fargli seguire le orme del padre ed insediarlo sul trono del Quarto Reich.

Ci vuol poco però a capire di che pasta (frolla) è fatto e che ha altre idee, nettamente contrarie al folle progetto.

Rispedito a casa, aprirà una pizzeria in proprio.

TUTTO SUO PADRE è una commediola abbastanza grossolana di Maurizio Lucidi, specializzato in farsa all'italiana, che parte da uno spunto a dire il vero abbastanza bizzarro, con il tentativo questa volta di mirare più in alto nella satira di costume (probabilmente non riuscito pienamente).

Solitamente apprezzo la comicità e la verve di Enrico Montesano, comico di grande simpatia e disinvoltura, ma in questo film si ride col contagocce per gag sfilacciate e quasi del tutto privo di situazioni davvero divertenti e mi è sembrato al di sotto delle sue note capacità ironiche e recitative.

Da un racconto di Alberto Bevilacqua.


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