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SFIDA SENZA REGOLE

New York. Lavorano in coppia da trent'anni i veterani pluridecorati detective Tom Turk (Robert De Niro), vedovo e in flirt con l'affascinante collega Karen Corelli (Carla Gugino), e Dave Rooster (Al Pacino), che ora sono ad un passo dalla pensione e dal beffardo serial killer che celebra i suoi cadaveri con sonetti in rima.

Il misterioso assassino lascia su ogni cadavere una (brutta) poesia in rima. Come già detto collabora alle indagini la Karen Corelli, agente della squadra CSI e amante volubile di Turk. Karen ha una dipendenza dal sesso, diciamo, "movimentato" e da pratiche erotiche non proprio convenzionali, che consuma con Turk e con il più giovane agente Perez, convinto che il serial killer sia proprio un poliziotto.

Anche perchè gli ultimi cadaveri della lista, giunta ormai a quota tredici, sono stati un pappone, un trafficante d'armi, uno spacciatore e un prete pedofilo.

Dovete prenderolo, tuona il (solito) rude tenente Hingis (Brian Dennehy), che sguinzaglia in pista anche un altro giovane piedipiatti a far coppia con Perez, Riley.

Ed ecco il morto numero quattordici, un mafioso russo. Anzi no, è solo ferito. Contro i metodi della coppia junior, Turk e Rooster proveranno a fare luce sul caso e sui confini della legge.

Atroce, amaro e crepuscolare finale.

Aggrovigliato poliziesco intinto nel giallo diretto da Jon Avnet che rappresenta prima di tutto un film sul mestiere dell'attore. Una lezione di recitazione e un approdo autoreferenziale di due carriere, rimettendo in pista il tandem di fuoriclasse Robert De Niro-Al Pacino, a tredici anni di distanza dall'appassionante "Heat-La sfida", magnifica fotografia metropolitana.

Fatto con facilità visto che Robert De Niro e Al Pacino amano il cinema gangsteristico americano, sono legati a quel mondo tragico e là sono le radici dei loro personaggi, caratterizzati dal dinamismo della scalata criminal-sociale o da un'ostinata resistenza a questa forma (violenta) di Sogno americano.


Sfida senza regole diventa allora il diario di un'avventura cinematografica, rivissuta da quei bravi ragazzi dentro un film che non ha il senso autentico e forte del paesaggio di Cimino, il virtuosismo tecnico e stilistico di De Palma o ancora il classicismo cinefilo e il realismo trasfigurato di Scorsese.
La storia, probabilmente non è granchè, e forse i due gigionissimi protagonisti sono troppo in là con gli anni per la parte ma per molti di noi De Niro e Pacino non sono divi qualunque bensì le icone di molti dei migliori film della nostra vita.
Sono degli individualisti, sono una versione più "vecchia" dell'arte della recitazione perché sono la vecchia guardia di Hollywood. Quella che ha fatto del cinema un'arte, quella a cui appartengono Noodles e Tony Montana, Sam Ace e Carlito Brigante, Bob e Al.

Incrociando i temi e gli stilemi del genere di cui Bob e Al sono portatori sani, Avnet ripropone sullo schermo e dentro la Little Italy newyorkese una mitologia di dannati, di antieroi, di killer e di poliziotti italo-americani, fin troppo didascalici nel loro indicare la poetica degli attori. La narrazione procede per inquadrature scorciate e per flashback spiazzanti, che incrociano le azioni di preda e predatori in un movimento circolare che finisce per confondere i confini del bene e del male, della verità e della menzogna, di chi ha ragione e di chi ha torto. In un caos morale dove la ragione d'essere dello Stato come regolatore della convivenza umana non esiste o è stata cancellata c'è posto solo per la sconfitta, la morte, il pensionamento, l'uscita di scena, anche degli intoccabili re solitari, che hanno sempre ucciso e scalzato i loro padri(ni) imponendosi col loro individualismo intransigente.

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