NELLA VALLE DI ELAH

Fort Rudd, New Mexico (Usa), novembre 2004. Qui non abbiamo più notizie di suo figlio Mike, è sparito appena rientrato dall'Iraq.

Così l'angosciato padre del soldato, il fiero (veterano del Vietnam) sergente in pensione della polizia militare Hank Deerfield (Tommy Lee Jones), rincuorata la moglie Joan (Susan Sarandon), mai più ripresasi dalla morte del primogenito (militare), parte, dal Tennessee, alle ricerca del figlio.

Arrivato alla base si mette ad indagare di persona ma la tragica notizia arriva presto: il cadavere del giovane è ritrovato in zona militare, ucciso da 42 coltellate e poi fatto brutalmente a pezzi e bruciato, con gli animali a completare l'opera.

Gli investigatori locali, come le autorità militari, non gradiscono l'intruso, che trova l'aiuto del detective ragazza madre Emily Sanders (Charlize Theron), vessata dai colleghi e costretta a occuparsi di piccoli casi irrisolti.

L'universo della famiglia Deerfield cade a pezzi, punito per la seconda volta con la scomparsa di un figlio, scardinando le convinzioni etiche e morali dell'orgoglioso militare in pensione, convinzioni che iniziano a vacillare mano a mano che la verità sull'efferato delitto salta fuori.

La sconvolgente verità.

NELLA VALLE DI ELAH è un terribile, doloroso, emozionante, splendido dramma ferocemente (ma intelligentemente) antibellico del regista Paul Haggis (Crash – Contatto fisico), che ha scritto anche la sceneggiatura.

Una costruzione narrativa che non può essere scalfita sotto nessun punto di vista: intreccio, pathos, commozione, citazioni bibliche (il titolo riprende l'episodio biblico fra Davide e Golia consumatosi nella valle di Elah), sono impeccabili e rendono il film privo di qualsivoglia smagliatura. Con lo spettatore che all'inizio crede di trovarsi davanti al "solito" giallo, che magari finisca con una spiegazione di questa morte che tiri in ballo qualche potente, o con un colpo di scena, o con il classico tentativo di insabbiamento dei vertici militari o politici (o entrambi).

Il film cavalca certamente l'onda di un disagio, come quello che l'America più progressista vive nel (com)piangere i proprio soldati, ragazzi della porta accanto che vanno in guerra, poco più che diciottenni, e tornano trasformati, senza valori, banali, violenti, imprevedibili, diversi.
Un duro (ma ripetiamo, intelligente, contrariamente a certe boiate pacifiste) questo duro atto d'accusa contro l'assurda (per molti) guerra in Iraq, che certifica il crollo degli ideali americani in quel messaggio d'aiuto (la bandiera rovesciata) e nel volto pietrificato dell'addolorato patriota Tommy Lee Jones.

Quel padre, prima che soldato, che durante le ricerche, aveva raccolto prove della avvenuta trasformazione del figlio, e quasi non lo riconosceva in quel ragazzo che aveva torturato un prigioniero, o che, tornato, si era piombato in un locale ed aveva insultato una spogliarellista.

Con il rimorso perenne: il figlio gli aveva chiesto aiuto, il giorno in cui con il blindato aveva investito ed ucciso un ragazzino (seguendo le procedure di sicurezza, che impongono di non rallentare per evitare imboscate). Gli aveva telefonato dall'Iraq e gli aveva chiesto di portarlo via da lì, perchè non ce la faceva più ; lui, il padre, gli aveva rivolto solo frasi di circostanza, non raccogliendo la sua richiesta (ma poteva fare di più?)

Ma il ragazzo era morto dentro: lui lo sapeva, e infatti aveva mandato a casa la sua bandiera americana piegata a triangolo, come si fa quando un soldato americano muore.

Davide ha vinto contro Golia per il coraggio.
"Ma perchè il re israelita ha permesso che Davide sfidasse il mostro ?".




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