L'IMBALSAMATORE

Caserta. Il minuscolo (nano) imbalsamatore di animali Peppino Profeta (Ernesto Mahieux) non ci mette molto a convincere il cameriere Valerio (Valerio Foglia Manzillo), un ragazzo alto e bello, conosciuto allo zoo, a venire a bottega da lui per mezzo milione (di lire) in più al mese.

Un litigio in famiglia e l'atletico ragazzone/assistente si trasferisce a casa del maturo datore di lavoro, ora anche amico, ben felice di avere compagnia giorno e notte.
Il ragazzo guadagna bene e con lui si concede notti di lussuria in compagnia di "amiche" disinvolte e disponibili, che Peppino può permettersi grazie a una filiazione alla camorra di non chiara natura. Proprio durante uno dei "servizi" dell'irritabile padrone alla malavita, in trasferta a Cremona, Valerio conosce la neolicenziata e tosto innamorata Deborah (Elisabetta Rocchetti), pronta a stabilirsi in Campania dalla strana coppia, in casa di Peppino.

Ma la passione tra i due colombi scatena la gelosia del possessivo nanerottolo, mettendo a rischio il legame, legame che è ormai andato oltre la semplice amicizia.

L'IMBALMATORE è un cupo, emozionante e angoscioso dramma, un approccio mediterraneo alla tradizione noir, che il regista Matteo Garrone, all'epoca semisconosciuto, ha tratto da un'incredibile storia vera (l’omicidio di Domenico Semeraro, detto “il nano di Termini”, avvenuto a Roma nel 1990).
L'atmosfera, tra lo squallido litorale nei pressi di Caserta, schiacciato da un cielo scuro e carico di pioggia, serrato fra un mare fangoso e lunghe, terribili file di palazzacci abusivi, e Cremona, una pianura senza luce, perduta, anonima, è inquietante, un'Italia plumbea, da nord a sud, dove pare non esserci niente di vivo.

Un vero e proprio reportage dal disastro delle anime, specularmente riflesso nel degrado materiale che le circonda. C’era una volta il mare azzurro, chiare fresche dolci acque di un sogno per sempre finito. I tre protagonisti vivono in un mondo brutto, sporco e cattivo, quel litorale campano tante volte presente nelle cronache dell’abusivismo edilizio e della criminalità organizzata. La spiaggia è una discarica a cielo aperto, gli orribili palazzi, già scrostati dalla salsedine, arrivano a pochi metri dalle onde, lugubri monumenti di cemento costruiti senza senso, senza amore, senza gusto.

L'ambientazione spettrale e il gioco sottile delle allusioni fanno il resto, mettendo a fuoco un autentico gioiellino in cui spiccano i tre magnifici protagonisti, in testa il piccolo, fascinoso Ernesto Mathieux, suadente genio del male, tra cattiveria e follia.

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