MISSION TO MARS


Marte, 2020. Il messaggio che arriva sulla Terra è agghiacciante: i miei tre compagni sono stati inghiottiti dalla montagna che il gruppo voleva esplorare alla ricerca di acqua, mormora nel terribile filmato Luke Graham (Don Cheadle), il capo della spedizione partita l’anno prima, tra i festeggiamenti per la partenza del primo terzetto di astronauti diretto a Marte.

In soccorso si muove la missione bis con i piloti Woody Blake (Tim Robbins) e Jim McConnell (Gary Sinise), il fisico Phil Ohlmeyer (Jerry O’Connell) e la dottoressa Terry Fisher (Connie Nielsen), moglie di Blake.

Poveretta, non può far nulla per salvare il marito disperso nelle galassie subito dopo lo sbarco (una serie di piccole falle ha condotto all’abbandono dell’astronave e al sacrificio di Woddy).

Su Marte i sopravvissuti trovano uno scarmigliato Luke che li conduce dinanzi a un’enorme scultura di un volto.
Segno inequivocabile della presenza di un’altra civiltà (umana?).

Torniamo o restiamo?

Estenuante e monotono dramma fantascientifico del genio a corrente alternata Brian De Palma (questa volta ha mancato l’obiettivo nda), che basandosi su soggetto alquanto bizzarro, azzarda l’ipotesi che siano stati i marziani (mai materializzatisi nel film) i precursori dell’uomo.

Se infatti ha realizzato un film che ‘tiene’ sul piano degli effetti speciali, non altrettanto è riuscito a fare per quanto riguarda la storia.

Qualcuno ha azzardato di paragone di MISSION TO MARS  con l’Odissea spaziale di Kubrick.

Fermiamoci qua.

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