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INFELICI E CONTENTI

Milano, Ferragosto. Il placido bancario Aldo (Renato Pozzetto), ex campione di pallanuoto, dalla sedia a rotelle su cui è costretto, vittima di un incidente d'auto, convince la paziente ed amorevole moglie Alessandra (Marina Suma) a farsi una settimana di vacanza.

Non preoccuparti, mi va benone questa casa di cura. Ma la stanza è occupata dal cieco erotomane Vittorio (Ezio Greggio), truffatore con cellulare, una specie di vù cumprà borghese, che coinvolge il fresco compare in una spedizione sulla Riviera Ligure (Sanremo, per la precisione).

Subito derubati da due (ra)gazze svelte di mano, i due compari cercano fortuna al casinò con il milione prestatogli dal riccone che tre anni prima provocò l'incidente ad Aldo.

Il denaro, come già detto prima e meglio da mille altri autori, non fa la felicità.

Commediaccia italiota piatta, volgare, prevedibile, sceneggiata da Rodolfo Sonego, l’ex cinico sceneggiatore di Sordi, per bisogni alimentari, e diretta dal (cinematograficamente ) fantozziano Neri Parenti, "Infelici e contenti" sembra un remake alla padana di "Non guardarmi non ti sento" con Pryor e Wilder mixato a "Una botta di vita" con Alberto Sordi e Blier.

Nulla da salvare, eccetto i simpatici protagonisti: l’andatura è stonata, spesso imbarazzante, in attesa del colpo di humour che non arriva (le battute fanno arrossire per la vergogna); e il cattivo gusto incombe con i pesanti giochi di parole sugli handicappati, doppiamente avvilenti.

Come "Anni 90" anche "Infelici e contenti" ha le sue pubblicita', ma non dichiarate: alberghi, luogo di turismo, orologi, commissariati.

Pozzetto è al minimo dei giri, professionalmente parlando, non dice neppure "la madooonna", e Greggio è un simpatico battutaro televisivo.

Troppo poco per fare una coppia e tanto meno un film. Decente.

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