CAST AWAY

cast away locandinaMemphis (Usa), vigilia di Natale. Tornerò per Capodanno, promette alla moglie Kelly (Helen Hunt) l’agente di una compagnia di trasporti Chuck Noland (Tom Hanks), prima di imbarcarsi sull’aereo.

Mentre da Memphis vola verso la Tailandia per lavoro una bufera fa precipitare il mezzo: unico superstite nel disastro, si risveglia su un isola deserta. Solo. Si tratta di sopravvivere.

E’ dura per un uomo civilizzato procurarsi cibo ed acqua senza scaffali a portata di mano, riuscire ad accendere il fuoco, trovare un rifugio per ripararsi dalle intemperie.

Beve il succo delle noci di cocco, succhia la polpa dei granchi, si ferisce coi coralli.

Per non impazzire di solitudine inventa un amico immaginario, un pallone bianco da volley, battezzato Wilson, su cui ha disegnato un volto umano per avere qualcuno con cui parlare.

Passano gli anni, ma quattro son lunghi, e allora si fa una zattera per percorrere la strada verso la civiltà.
Ce la farà il nostro eroe a tornare a casa?

CAST AWAY è un emozionante, con qualche noioso passaggio a vuoto e un paio di scene umanamente toccanti, dramma sulla sopravvivenza, che rivernicia le avventure di Robinson Crusoe, un tantinello poco credibili, o comunque meno, all’inizio del terzo millennio.

La prima parte è perfetta; l’ultima, tirata in lungo, un’inutile orpello.

L'isola solitaria non è un paradiso perduto, è un inferno. Valgono di più i rapporti. Meglio se si trasformano in sentimenti forti. Ed è questa la differenza con Robinson Crusoe, che trecento anni prima lasciava la sua isola, dopo ventotto anni, a malincuore. Spaventoso (dunque magnifico) l'incidente aereo. E quell'isola sempre grigia, sempre tempestosa.

Il sempre bravo, come e più di sempre, Tom Hanks tra l’una e l’altra, girate ad un anno di distanza, perse ben ventidue chili.

Probabilmente recuperati in dollari.

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