IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

Far West, 1861. Mentre intorno impazza la guerra di Secessione (la cornice tipica dei western autentici), c'è pure chi se ne frega allegramente delle beghe tra Nord e Sud, badando unicamente ai fatti propri, anche se per sopravvivere deve fare società con gente di cui non ha fiducia (reciproca, a dire il vero), per dare la caccia a un tale che sa di un tesoro da duecentomila dollari nascosto in una tomba.

E' il caso di Sentenza, il cattivo (Lee Van Cleef), assassino a pagamento, di Joe il Biondo, il buono (Clint Eastwood), bounty-killer, e Tuco, il brutto (Eli Wallach), fuorilegge messicano.

Per tre ore si fanno le scarpe a vicenda nel tentativo di recuperare quello che è il vero protagonista del film: il danaro,conteso, agognato, idolatrato.

Nella ricerca riempiranno tante altre tombe da far concorrenza a un cimitero metropolitano e cambieranno bandiera peggio di un ex Dc.

Scritta da L. Vincenzoni, Age & Scarpelli, IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO è la magistrale chiusura della celebre “trilogia del dollaro” (PER UN PUGNO DI DOLLARI e PER QUALCHE DOLLARO IN PIU' gli altri due titoli della serie) di Sergio Leone, geniale inventore dello spaghetti-western, a cui fa difetto solo la sintesi.

La trilogia si chiude nel grottesco e la ferocia di fondo è annacquata da un ironia beffarda, facendo digerire anche ai bambini truci ammazzamenti a catena, e molte parolacce, sottolineati con compiaciuto fragore da Ennio Morricone.

La guerra è un banditismo organizzato, il racconto è costruito come un gioco dell'oca dove il numero ricorrente è il tre.

Incassò più di 3 miliardi di lire nella stagione 1966-67.

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