ENTRAPMENT

Londra. Solo il maturo, inafferrabile e solitario asso nel furto di opere d'arte Robert "Mac" Dougal (Sean Connery) può aver sgraffignato quel sorvegliatissimo Rembrandt a New York.

La seducente agente delle assicurazioni Virginia "Gin" Baker incontra il marpione prossimo alla pensione con il proposito di incastrarlo.

Ma lo stagionato e fascinoso Arsenio Lupin la convince a mettersi in combutta con lui e, per allenarla all'arte del furto con destrezza, la porta nel suo castello in Scozia.

La nuova coppia ruba un'antica maschera cinese al museo di Bedford, poi mette a punto il colpo del millennio che sta per finire: l'obbiettivo da otto milioni di dollari è nelle inaccessibili Torri Gemelle di Kuala Lumpur.

Rocambolesche avventure eurasiatiche dirette da Jon Amiel in un film aggrovigliato nell'intreccio, zavorrato dalle continue manfrine sentimentali, che mescola il vecchio romanticismo delle commedie giallo-rosa su coppie in conflitto (Tracy-Hepburn, Bogart-Bacall), la strepitosa e acrobatica inverosimiglianza di James Bond e il dispiego della tecnologia digitale negli effetti speciali, utilizzate specialmente nelle scene d'azione.

Governa con sagacia, come dice il titolo (“Intrappolamento”), il tema dell'ambiguità (chi dei due manipola, imbroglia, tradisce l'altro?) e amministra con pudore la latente dimensione erotica e la stoica senilità dell'eroe.

Sean Connery ha il buon gusto di frenare gli assalti alla florida Catherine Zeta-Jones,ex ballerina e cantante, che non è soltanto bella, fingendosi un gattone innamorato ormai in pace coi sensi.

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